Giornale Luce B0795 del 11/12/1935.
La produzione di scatolette di carne e di brodo, nello
stabilimento militare di Casaralta

Il periodo che va dalla fine della Prima Guerra Mondiale allo scoppio della Seconda coincide, quasi per intero in Italia, con la storia del regime fascista. Il ventennio dal 1922 al 1943, dominato da una forza di potere totalitaria e antidemocratica, non è certamente una fase priva di mutamenti. Nel corso degli Anni Venti la vita quotidiana nella società italiana non è troppo dissimile da quella di altri Paesi europei, alle prese con le conseguenze della fine di un conflitto che aveva trasformato sensibilmente modi di pensare ed abitudini. Le donne, mobilitate nel fronte interno durante la Prima, rientrano spesso fra le pareti domestiche con una consapevolezza del proprio ruolo assai diversa, maturata nelle vicissitudini del conflitto. L'esperienza di trincea e la mobilitazione bellica hanno trasformato molti uomini rendendoli, allo stesso tempo, più sensibili alla rivendicazione dei propri diritti e più malleabili ad una propaganda capace di usare le armi di una retorica salvifica collettiva, per la fondazione di una storia nazionale di gloria, potere e benessere.

Nel corso degli Anni Venti l'Italia resta sospesa fra un ruralismo strapaesano, strenuo difensore delle tradizioni locali, del folclore e dell'autosufficienza autarchica e una cultura urbana cosmopolita e modernizzante, più aperta alle pratiche del consumo di massa. La diffusione della radio, propugnata dal regime che quasi immediatamente ne intuisce le potenzialità per la diffusione del consenso, favorisce il successo di forme d’intrattenimento che il mercato pubblicitario usa a proprio favore. Quando nel 1934 va in onda la prima puntata del programma “I quattro moschettieri” è subito un grande successo e la Buitoni-Perugina approfitta della fama della trasmissione per lanciare una sponsorizzazione in grande stile: una raccolta di figurine collezionabili con l'acquisto dei propri prodotti.

Nel novembre del 1935 la Società delle Nazioni impone all'Italia, colpevole dell'aggressione all'Etiopia, le “inique sanzioni”. La risposta del regime è l'imposizione di misure autarchiche capaci di portare il Paese all'autosufficienza economica. Inizia una mobilitazione che agisce con forza sull'opinione pubblica per sensibilizzarla alla sobrietà, al consumo di prodotti nazionali, alla promozione di alcuni prodotti coloniali (è di questi anni la diffusione del karkadè come alternativa al the inglese).

Una propaganda senza tregua si veicola attraverso inserzioni pubblicitarie, rubriche di cucina, riviste e ricettari femminili, quaderni e manuali scolastici.

Mangiare riso anziché pasta (e persino Filippo Tommaso Marinetti si era speso per contrastare il consumo di maccheroni), non sprecare il pane, consumare carne di coniglio, pesce o verdure, diventano doveri: azioni che contribuiscono a rafforzare l'economia della nazione e la sanità fisica degli Italiani. Nelle campagne l’organizzazione fascista delle Massaie rurali, fondata nel 1933, trasforma molte delle attività tradizionali femminili (cura della casa, della prole, dell’orto e del piccolo allevamento) in azioni strategiche d’importanza nazionale, in logica economica che nobilita e premia la sussistenza. Ma dietro al moltiplicarsi d’iniziative, celebrazioni e fiere che sembrano parlare di una dieta vigorosa e variata, si nasconde un peggioramento delle condizioni alimentari delle classi lavoratrici. Preludio alle più generalizzate e drastiche privazioni che la guerra, ormai imminente, porterà con sé.